
Quella di Giorgi Natenadze non è una storia comune, nemmeno in Georgia dove la vite e il vino sono un fattore culturale prioritario rappresentativo dell’identità di un popolo e di una nazione. Le vicende che originano la comparsa della vite ed il suo sviluppo in terra balcanica sono ormai patrimonio comune di tutti gli eno appassionati, e in questo ambito l’attività di Giorgi è da considerarsi unica.
La sua Azienda è situata nella regione meridionale di Samtskhe-Javakheti, storicamente nota come Meskheti, regione vulcanica tra i 1000 e i 1650 msl da sempre vocata alla coltura della vite, grazie alle montagne che assicurano ottime escursioni termiche e alla presenza del ricco suolo calcareo con pietra basaltica.
Condizioni ideali che già segnalano la zona sin dall’antichità per la fiorente attività vitivinicola, interrotta bruscamente in seguito dall’occupazione ottomana protrattasi per quattro secoli, causa della perdita di gran parte del patrimonio ampelografico.
Su questa premessa si fonda il lavoro di Giorgi Natenadze che si dedica al recuperò dei vitigni perduti, ma non è la solita attività che consiste nell’andare per vigneti a recuperare quei filari di tipologie attualmente non in produzione, ma comunque conosciuti o tramandati dalla tradizione locale. Qui si tratta di qualcosa di diverso perché Giorgi va letteralmente “a caccia” di vitigni addentrandosi nelle rovine e nei boschi, tra la vegetazione che ha cancellato le tracce di tutti quei villaggi vitivinicoli di secoli fa.
È lui stesso a spiegare le motivazioni che guidano la sua attività: “ho deciso di ricercare, studiare, identificare e moltiplicare le viti meskhetiane più antiche, ho trascorso gran parte dell’ultimo decennio a vagare per le foreste di montagna alla ricerca di viti antiche che crescono come la natura ha previsto, sugli alberi – è così infatti che si trovano le viti selvatiche che lui raccoglie anche in maniera acrobatica, costretto a volte persino a calarsi dall’alto su dirupi e anfratti di montagna – ho scoperto 40 varietà di uve rare nelle foreste del sud del paese, vicino al confine con la Turchia, ma finora sono riuscito a identificarne solo 24.
Ogni anno produco un vino diverso da queste antiche varietà presso la cantina vinicola Natenadze nella regione Samtskhe-Javakheti – e ancora – la mia vendemmia del 2009 è stata la prima dal XVI secolo. Sto raccogliendo l’uva dalla foresta e dai villaggi distrutti più antichi, per lo più alberi d’uva che hanno più di 100-200 anni e il più grande ha più di 4 secoli, è ancora vivo e mi dà l’uva per il mio vino.
Quindi sto producendo vini selvatici da uve che crescono selvatiche nella regione montuosa vulcanica di Meskheti, dove tutto è selvaggio e naturale, e dove gli scienziati georgiani pensano sia il luogo di nascita del vino Georgiano”.
La grande di attività di Giorgi non si esaurisce qui, infatti i 24 vitigni di questi “recuperi” con cui produce circa 5-6000 bottiglie, crescono dal 2016 sulle antiche terrazze vitate nei pressi dell’antico complesso rupestre di Vardzia scavato nella roccia su 19 livelli tutt’ora visitabili, insieme a tutte le oltre 20 cantine di vinificazione che vi sono state rinvenute.
Un progetto di incredibile valore storico – culturale e di difficile gestione tra difficoltà ambientali e climatiche, attraverso il quale Giorgi con le sue micro-vinificazioni persegue il sogno di riportare in vita l’essenza autentica della viticultura metsketa. Di questa grande esperienza degustiamo Il Meskhuri Red 2016, produzione limitata a un migliaio di bottiglie.
È un blend rosso, secco e non filtrato prodotto da tre varietà di rarissime uve: Meskhuri Sapere, Kharistvala Shavi (Bull’s Eye Red) e Meskhuri Tskhenis Dzudzu Tetri (White Horse Breast Vine), vite di 400 anni in forma di albero con cui Giorgi posa orgogliosamente in foto sulla retro-etichetta.
Le uve sono rigorosamente raccolte a mano e fermentate in qvevri per sei mesi, con la buccia e senza raspi, per poi affinare in acciaio. Rosso impenetrabile, si distinguono il melograno e la piccola frutta rossa acidula, tonalità speziate e nota balsamica di fondo.
In bocca sorprende la grande freschezza, il sorso è dinamico con tannino carezzevole che si allunga sulla bella persistenza finale. Un bel biglietto da visita, bravo Giorgi continua così.
Bruno Fulco
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